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A vent’anni dalla sua nascita, il Coordinamento Comasco Minori, di cui Cometa fa parte, ha tenuto alla Camera di Commercio di Como il convegno “Qual è il valore dell’accoglienza nel nuovo contesto della giustizia minorile?”. 

Alla luce della nuova riforma, che ha stravolto profondamente la giustizia minorile, è necessario interrogarsi sulla centralità che manterrà il minore alla luce delle novità apportate e su come sia possibile continuare a tutelare il suo superiore interesse.

A porre l’attenzione sulla questione, nel proprio discorso introduttivo, è stata la presidente del coordinamento Mirella Ebainetti: “La riforma, che sta stravolgendo ciò che molte istituzioni estere ci hanno invidiato in questi anni, ci ha interrogato in modo importante sul nostro ruolo di operare. Abbiamo affrontato un percorso formativo negli scorsi mesi sulle ricadute organizzative, operative e metodologiche della riforma all’interno dei servizi e negli interventi di cura e sostegno dei minori e delle loro famiglie. Sulla scorta delle domande rimaste aperte, è nata l’idea di coinvolgere nella giornata di lavoro odierna chi sta traghettando questo momento storico per un’importantissima occasione di confronto”.   

Sono seguiti gli interventi istituzionali del prefetto Andrea Polichetti, della vicesindaca di Como e assessora ai servizi sociali Nicoletta Roperto, di don Fausto Sangiani in rappresentanza del cardinale Oscar Cantoni, ma anche di Maria Grazia Figini in rappresentanza del Tavolo Nazionale Affido, di Gianni Fulvi, presidente del Coordinamento Nazionale delle Comunità per Minori e di Liviana Marelli del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza. 

Il dottor Rudelli, moderatore dei lavori, ha quindi dato avvio alla tavola rotonda, con l’intervento del Ministro per la Disabilità Alessandra Locatelli, in collegamento da remoto. “Il minore ha il diritto di essere ascoltato e tutelato. – ha affermato – La riforma, che vuole snellire i processi, tiene conto di questo e di molto altro. Oggi viviamo in un mondo sempre più complesso, in cui non si tratta più solamente di accompagnare il minore. Pertanto, giudici, tribunali e servizi sociali non possono essere soli. Serve una rete di comunità, una sinergia del territorio e degli enti del terzo settore, perché i bambini e i ragazzi non siano al centro di un percorso fatto di norme ma di persone, amicizie e relazioni”. Ma se è vero che la riforma parte da buoni propositi, è altrettanto accertato che un’unica formula per tutti i settori della giustizia rischia di creare problematiche a cui è difficile fare fronte.   

E proprio su queste lacune si è concentrato l’intervento della presidente del Tribunale per i minorenni Maria Carla Gatto: Nel seguire l’intento di unificare i riti, si è ecceduto nel ricondurre diverse realtà a un unico paradigma processuale, ritagliato sul conflitto familiare. Nel caso dei minori, servirebbero tempi di intervento rapidi, ma nel caso della riforma non è così. Pensiamo ad esempio ai casi di abbandono scolastico, la riforma prevede procedure che non funzionano per ciò che andiamo a tutelare, ovvero il diritto dei bambini di ricevere un’istruzione e un’educazione adeguata”. Nel suo intervento, la dottoressa Gatto ha poi messo in luce l’inadeguatezza del processo telematico che ha interessato la giustizia civile minorile e le difficoltà organizzative che vivono sia i tribunali per i minorenni che i tribunali ordinari alla luce della riforma.  

Tematiche ben note a Paola Parlati, presidente del Tribunale onorario di Como, che ha posto l’accento proprio su queste lacune: I tribunali ordinari sono inadeguati rispetto alla sfida a cui sono chiamati. L’intento di partenza della riforma era buono, ma come spesso accade, è complicato da realizzare in senso pratico. A Como, ad esempio, arrivano solo magistrati di prima nomina e spesso fatichiamo a trovare una soluzione per posti rimasti vacanti. E, oltre a essere pochi, è molto difficile che un magistrato accetti di operare nel settore della famiglia, perché si entra in un ambito che richiede molta pazienza, sublimazione, dedizione e autocontrollo. Il discorso si è chiuso con un invito alla collaborazione con la classe forense come alleati per una deflazione del numero dei procedimenti di separazione e nell’investimento in una maggiore formazione di avvocati e magistrati volta a prepararli ad affrontare la responsabilità di entrare nella materia del diritto famigliare con la giusta sensibilità e mitezza.   

 Per ultima, è intervenuta la psicoterapeuta Annamaria Curtale, esperta di psicologia giuridica, che ha spiegato l’importanza della relazione per la crescita di un bambino. “Gli studi confermano che il cervello è votato alla relazione già dalla nascita e che, quando essa manca, si creano degli scompensi. Ma la relazione e l’ascolto, se si interviene in fretta, possono riparare ciò che si è rotto”. E in questa situazione di cambiamento e confusione, dunque, è importante fare qualcosa e farlo insieme, collaborando affinché il prioritario interesse del minore, il nostro futuro, venga sempre messo al centro. 

 Il convegno è stato impreziosito dalla presenza di alcune testimonianze che hanno preceduto gli interventi dei relatori e che hanno dato prova del valore dell’accoglienza e dell’importanza di essere pensati e accompagnati. 
In conclusione, si riporta la volontà e l’impegno alla collaborazione e al confronto costruttivo espresso da tutti i convenuti per la creazione di un sistema territoriale che possa garantire una tutela effettiva delle bambine e dei bambini.