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Costantin è un ragazzo ucraino, che sente molto forte l’ingiustizia di questa guerra, voleva rimanere in Donbass per difendere la sua patria. Ma quando si è presentato per arruolarsi è stato rifiutato perché invalido. A quel punto ha deciso di andare via dall’Ucraina, e si è messo in viaggio. Arrivato in Polonia, ha incontrato alcuni ragazzi italiani che gli hanno dato un passaggio fino in Italia, ospitato da una famiglia. Quando ha saputo del corso di italiano per ucraini, organizzato tempestivamente da Cometa, ha intravisto una nuova possibilità per la sua vita e ha voluto subito iniziare a frequentarlo. «Abbiamo pensato che l’accoglienza non è completa se non offre anche un rapporto e cosa più del comunicare rende possibile conoscersi?», spiega Paolo di Cometa Formazione. «Guardando i ragazzi di Cometa che subito si sono messi a disposizione di alcune organizzazioni, tra cui Nuovi Orizzonti, per andare in aiuto dei profughi fin sul territorio ucraino, abbiamo pensato che un corso di italiano fosse un modo per far diventare l’accoglienza anche un’occasione per ripartire. Un aiuto per il giorno dopo, per ricominciare».
Da incontro a incontro l’idea prende sempre più piede. Durante una cena di benvenuto tra le famiglie di Cometa e alcune famiglie ucraine, per lo più donne e bambini, ospitate sul territorio di Como, è nato il desiderio di poter approfondire una modalità di rapporto che mettesse in condizioni di comprendere anche la più semplice proposta, non fermandosi a una semplice offerta di ospitalità. Il cibo, la sistemazione delle case, gli arredi e la biancheria. I ragazzi e le famiglie di Cometa si sono subito messi a disposizione dei profughi ucraini, arrivati in Italia con quel poco che sono riusciti a prendere prima di scappare.
Dopo il passaparola tra le famiglie che avevano dato la disponibilità all’accoglienza e una locandina informativa, ai primi di aprile il corso, in collaborazione con la Scuola Oliver Twist di Cometa, è partito. Don Nicola, prete ucraino a Como da alcuni anni, si è reso disponibile per la traduzione e per aiutare il lavoro dei docenti di italiano della scuola. Il primo gruppo di profughi, tra i 16 e i 35 anni, ha iniziato a seguire le lezioni con entusiasmo. Intravvedendo non solo la possibilità di imparare la lingua, ma di socializzare e potersi sentire a casa anche qui.
Alla prima lezione gli iscritti erano 15, alla seconda 40 e alla terza… si è deciso di formare una seconda classe tanto è stato alto il numero di richieste.

Lesia ha 25 anni. È scappata da Kiev dove aveva iniziato un’attività come illustratrice e pittrice. I suoi acquarelli sono delicati. I colori vivi, come il desiderio che la anima e che l’ha portata ad unirsi al gruppo del corso di italiano. A Cometa le sue capacità non sono passate inosservate. Dalla Contrada degli Artigiani è arrivata la proposta di partecipare a un laboratorio serale di volontari che lavorano il legno. Un modo concreto per entrare in rapporto, per vedere in lei una persona e non solamente un profugo.

Poi ci sono Paolina, Natasha, il figlio adolescente, e tre bambini che per tutto il viaggio verso l’Italia sono rimasti in silenzio, frastornati dall’orrore che hanno visto. Sballottati in un mondo sconosciuto e estraneo. Anche con loro, non è possibile fermarsi all’ospitalità. C’è bisogno di uno sguardo che, mosso da quella ferita, lasci intravvedere che la vita può ricominciare, un nuovo inizio.

Le attività di Cometa non si fermano, alle difficoltà del Covid si sono aggiunte quelle della guerra. L’accoglienza dei bambini in difficoltà e il sostegno alle loro famiglie non conosce sosta. C’è la scuola, i corsi per la dispersione scolastica, i nuovi allarmi per il crescere del fenomeno del “ritiro sociale”, le attività del Manto con gli educatori, la rete delle famiglie che vivono l’esperienza dell’affido. Proprio la gratuità che muove Cometa non può rimanere indifferente davanti all’emergenza che questo esodo rappresenta. Così si moltiplicano gli sforzi per cercare di non lasciare niente indietro. Si cerca di fare di più. La vita in Cometa non si ferma per la guerra, ma si allarga.