fbpx

Con questo murale le ragazze di Cometa hanno lasciato a como #segnidicomunità con il progetto #nonsonounmurales che racconta la nostra voglia di ripartire e guardare al futuro insieme, di prendersi cura del territorio per un #benecomune.

Un quartiere “nascosto” a Como, un gruppo di ragazze appassionate di basket, una realtà educativa storica del territorio e una montagna di bombolette spray. Ne è venuto fuori il dipinto murale “Ricostruire” visibile sulla parete del capannone di proprietà della Parrocchia di S. Maria Regina in Muggiò.

Una squadra di una decina di ragazze che frequentano le scuole medie del territorio e la realtà educativa di Cometa si sono appassionate – grazie a un laboratorio educativo-sportivo del Centro Diurno del Manto di Cometa – al gioco del basket. Non potendo praticare sport per le restrizioni dovute alla pandemia insieme ai loro educatori è nata l’idea di mettersi alla prova progettando un dipinto murale che riqualificasse lo spazio che avevano prima frequentato per il gioco. Un modo per fare gruppo, per sperimentarsi, un modo per aiutarsi a costruire la propria identità nel periodo caotico e difficile.

L’iniziale progetto, nato nel dialogo con le ragazze, raccontava anche di una certa voglia di rivalsa: nel primo disegno una palla da basket esplodeva contro un muro distruggendolo, e il titolo scelto suonava più minaccioso: “destroy to recreate”. Da quel primo abbozzo, carico di autenticità ma anche della difficoltà di lavorare sul proprio desiderio, il gruppo è stato accompagnato a riflettere con gli educatori, gli psicologi e gli artisti coinvolti sul contenuto e la forma da dare al murale. Ad un certo punto il desiderio positivo ha prevalso e la scritta si è trasformata in un semplice e potente “Ricostruire”: noi stessi, le nostre relazioni, il rapporto con gli adulti, un rapporto con la città.

Il risultato speriamo parli da sé: per 4 settimane le ragazze hanno preso parte attiva alla realizzazione e certamente il “lavoro duro” lo hanno fatto loro: l’artista Francesco Fornasieri che ha guidato la realizzazione (che insegna presso la scuola di Formazione Professionale di Cometa) ha organizzato i lavori affidandone la gran parte alle giovani, digiune di qualsiasi esperienza di decorazione di quel livello di difficoltà e dimensione.

Sullo sfondo si riconosce il paesaggio prealpino comasco, mentre in primo piano la vegetazione ricorda la palude che i romani bonificarono all’origine della città. Balza all’occhio a sinistra un muro di mattoni parzialmente distrutto, mentre dall’altro lato il muro viene ricostruito con le forme di un ponte verso il mondo. Le sagome realizzate a stencil sono ricalcate sulle silhouettes delle ragazze stesse: ognuna di loro ha prestato la propria figura per esprimere momenti di aiuto reciproco e coinvolgimento nel lavoro. La luce è quella che il tramonto getta su una giornata in cui si è giocato, si è costruito, ma soprattutto si è vissuto insieme. Il progetto non è però terminato qui: lo spazio antistante è divenuto la metà di un campo da basket, ad uso libero dei ragazzi che frequentano la parrocchia. Il canestro è stato rinnovato per essere posto ad altezza professionale e le linee del campo sono state ridipinte: presto si potrà giocare. Come ha detto l’educatrice di Cometa Sara Falchetti: “scopo di tutto questo è lo stare insieme e fare squadra, mettere ciascuno la propria parte e capacità, impegnarsi per un obiettivo comune, valorizzare le risorse di ognuno. Allenarci a tutto questo nello sport ma anche nella vita, per imparare l’arte di ricostruire e di ripartire, sempre.”
Nasce così questo dipinto, per ricordarci che il momento è adesso: il momento e il tempo in cui poter ricostruire, partendo da dove siamo e da ciò che abbiamo tra le mani.