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“Andare a teatro? È stata un’esperienza indimenticabile, magica e unica,” dice Margaret. Un’affermazione di una studentessa delle medie che frequenta il nostro Diurno, a dimostrazione della bellezza e della forza di un’arte che attraverso il giusto approccio può risultare appassionante prima ancora che istruttiva. Dopo la visita del gruppo teatrale del Diurno al Teatro Sociale di Como per conoscere il dietro le quinte del dramma lirico Werther, tratto dal romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe pubblicato nel 1774 e intitolato I dolori del giovane Werther, l’educatore Wesley e la studentessa delle medie Margaret hanno accettato l’invito della scenografa Eleonora De Leo ad andare a vedere lo spettacolo. Un’occasione culturale importante e unica vista l’attuale situazione dovuta alla pandemia. La rappresentazione, infatti, è andata in scena sabato 24 ottobre poche ore prima che i teatri fossero costretti per la nuova ordinanza anti Covid-19. Preziosa resta dunque la documentazione fotografica di Wesley e le parole della giovanissima Margaret che ci racconta la trama dell’opera prima di recensirla.

 

ANDARE A TEATRO: “Un’esperienza magica e indimenticabile” 1

 

WERTHER: LA TRAMA RACCONTATA DA MARGARET

L’arco temporale delle vicende va dai primi giorni del maggio 1771 al dicembre 1772. Werther è un giovane ragazzo appassionato di pittura e letteratura antica. È innamorato della bella Charlotte, che per motivi di famiglia si era dovuta sposare con Albert. Werther comincia a scrivere all’amico Wilhelm per raccontargli il dolore provato in questa triste situazione sentimentale e che non sarebbe mai più potuto ritornare felice. Proprio a causa di questo dolore alla fine il giovane eroe romantico si suicida.
Sophie, secondogenita del Borgomastro, aiuta la sorella Charlotte nei preparativi che si terranno la sera stessa. I bambini giocano a palla, il padre canta, mentre Sophie serve il vino a lui e al suo amico e tutti ballano insieme spensierati. Tra i partecipanti troviamo il giovane e gentile Werther. Mentre gli altri sono al ballo, Sophie rimane sola a casa ad aspettare Albert, il fidanzato di Charlotte.

Werther dichiara a Charlotte il suo amore, ma la fanciulla gli ricorda la promessa fatta alla madre sul letto di morte: sposare Albert.
Werther, però, non rinuncia al suo amore. A settembre I fedeli vanno in chiesa per la celebrazione delle nozze.
Dopo tre mesi Werther riceve una visita di Albert che è a conoscenza dei suoi sentimenti.
Il giovane però va lo stesso ad attendere Charlotte vicino alla chiesa per farle capire l’amore da lui provato. Sophie innamorata di Werther lo invita a ballare ma lui la respinge e le comunica la decisione di partire per sempre.

Durante la vigilia di Natale, Charlotte rilegge le lettere di Werther. La sorella Sophie le domanda se è triste, ma lei sorridendo  finge di non esserlo, finché non scoppia a piangere. Fuori i bambini cantavano la canzone di Natale, ma lei non voleva ascoltarli.

Werther non si arrende e vuole riconquistarla rubandole un tenero bacio. Segue la scena di un messaggero con una lettera in cui Werther chiede ad Albert di prestargli le pistole. Albert ordina a Charlotte di consegnarle al messaggero.

Finalmente arriva la notte di Natale: Charlotte trova Werther nel suo letto ormai in fin di vita, in un lago di sangue. Charlotte riesce a confessare l’amore che provava nei suoi confronti e i due si dicono le ultime parole.

Werther le chiede di essere sepolto sotto i tigli e subito dopo muore. In sottofondo si sentono Sophie e i bambini che cantano la canzone di Natale. Charlotte si tappa le orecchie perché era disperata dopo quanto era successo e aveva ancora Werther davanti agli occhi.

 

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IL COMMENTO DI MARGARET

Gli attori mi sono sembrati credibili. Ci sono state in particolare alcune scene in cui Sophie, Charlotte, Werther e il padre di Charlotte mi hanno stupita per l’energia sprigionata mentre cantavano. Questo grazie all’orchestra che riusciva bene a mettere in risalto il tono delle voci e i movimenti dei personaggi truccati e abbigliati secondo la moda dell’epoca.

Alla fine dello spettacolo il pubblico era più che soddisfatto e si è scatenato in un enorme applauso. Io non sono un’appassionata di opere liriche o storie antiche, ma ricorderò questa data perché non si è trattato di un giorno qualunque. È stata un’esperienza indimenticabile, magica e unica.

Voglio infine fare un’ultima considerazione. Werther si è suicidato per amore perché era convinto che non avrebbe mai più ritrovato la felicità.  Ammazzarsi per una persona è per me una soluzione inaccettabile, meglio parlarne con qualche amico o parente perché dobbiamo ricordarci che “LA VITA è UN DONO”!

 

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