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Sara De Carli – VITA – 09/09/2016

Tutto è iniziato con un oblò nella porta delle aule.
A Como, alla Scuola Oliver Twist di Cometa, da quest’anno gli insegnanti entreranno in aula durante le ore dei colleghi e seguiranno le loro lezioni, dandosi poi dei feedback.
Durante l’estate hanno fatto una formazione mirata, con una docente chiamata da Washington. L’obiettivo? Migliorarsi, imparando l’uno dall’altro.

A Como, alla Scuola Oliver Twist di Cometa, le porte delle aule hanno tutte un oblò nella porta.
Un piccolo dettaglio architettonico, una questione di luce e di bellezza, che però ha ispirato una rivoluzione della didattica. Con l’anno scolastico che sta per iniziare, a Cometa gli insegnanti entreranno nelle aule durante le ore dei colleghi, si siederanno tra i banchi, accanto agli studenti, seguiranno la lezione, osserveranno i colleghi. L’obiettivo? Migliorarsi tutti, come docenti, imparando l’uno dall’altro.

Il collega-specchio

Giuseppe Sinatra ha trent’anni. È laureato in fisica, è docente abilitato, ha un dottorato in apprendistato, formazione della persona e mercato del lavoro concluso da poco all’Università di Bergamo e insegna matematica e fisica in Cometa da cinque anni. È il vicecoordinatore del nuovissimo Liceo Artigianale, il primo in Italia: un liceo scientifico delle scienze applicate con alternanza scuola lavoro, che affianca al diploma la certificazione di competenze lavorative professionali. «Il cuore del mio lavoro di insegnante è l’apprendimento del ragazzo, non il programma. Se un collega mi aiuta a capire cosa va bene e cosa no nel mio metodo didattico, questo è un valore enorme, perché mi premette di prendermi cura meglio dei ragazzi», spiega. «La lezione non è il momento in cui io affermo il mio territorio, ma il momento in cui io sono chiamato a contribuire alla crescita di ciascuno di quei 25 ragazzi che ho di fronte». Ed ecco l’oblò: «All’inizio mi dava fastidio, perché gli insegnanti tendono un po’ a pensare che il loro lavoro debba rimanere segreto nella camera del mistero, invece passando nel corridoio vedevo che mia collega di italiano usava molto il cooperative learning e i ragazzi avevano facce contente… Allora un giorno sono entrato, mi sono seduto e ho osservato. Lei insegna italiano e io matematica, ma ho imparato moltissimo. Certo, il bello di Cometa è che c’è una fortissima corresponsabilità fra noi, siamo abituati a lavorare insieme nella stessa direzione, questo ha fatto sì che io avessi la libertà di entrare e lei quella di accettarmi».

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