Entra sorridente, con andatura ondeggiante e prende posto lì, dietro una cattedra, in una aula magna affollata dai ragazzi di Cometa e dagli studenti della scuola Oliver Twist. Noto, notissimo, Paolo Cevoli strappa una risata anche solo con un saluto, l’atmosfera è frizzante, tutti aspettano la prossima battuta in uno spiccato accento romagnolo.
Ma, ed è forse qui il colpo da vero artista, lui stupisce tutti e “fa il serio”, strano a vedersi e ancora più strano a spiegarsi ma Cevoli, in un vivacissimo dialogo con alunni e studenti, parla del suo lavoro e le risate, che comunque risuonano numerose, non sono la cosa più interessante.
Capiamo come quello del comico è un lavoro che ha a che fare con la realtà. Scopriamo che la sua materia prima è quello che vediamo e viviamo tutti trasformato da questo suo talento che qualcuno gli ha fatto scoprire.
Un talento che è stato coltivato, perché “senza l’allenamento il talento non serve a niente”, un talento che ha richiesto fatica, impegno, lavoro continuo ma “se la fatica è per qualcosa alla fine non è poi nemmeno così faticosa”.
Cevoli paragona il suo lavoro a quello di un cameriere, di un artigiano, di un cantastorie: “lo scopo è lo stesso: far stare bene la gente ”. Colpo di scena, un uomo che sta sul palco per lavoro, che è applaudito e ricercato non fa il suo lavoro per risultare simpatico o per se stesso ma perché vuole dare un po’ di quello che è agli altri, perché il pubblico stia bene!!
Parla di ironia e ci stupisce, non si risparmia e alla fine riusciamo anche a farci raccontare una barzelletta. Sì, ridiamo a crepapelle e se come dice lui, il divertimento è quella cosa che accade quando uno fa una cosa e quando finisce non è più come quando ha iniziato… noi sicuramente ci siamo divertiti perché una volta fuori da quell’aula magna non siamo più quelli che erano entrati... !