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Una catastrofe naturale stravolge la vita delle persone radicalmente e tutto quello che c’era 5 minuti prima, la tua vita, le tue abitudini, svanisce, costringendoti a ripartire da zero. Il COVID19 si è insinuato invece lentamente nelle nostre vite nelle ultime settimane. Le nostre libertà sono state circoscritte di giorno in giorno fino alla chiusura delle scuole lo scorso 24 febbraio. Un primo provvedimento che ha toccato nel vivo l’attività di accoglienza quotidiana di bambini e ragazzi che ogni giorno frequentano Cometa.

Improvvisamente, la Scuola Oliver Twist, dove quasi 450 ragazzi imparano ogni giorno un mestiere per costruire il loro futuro, e il centro diurno “Una Casa per Crescere”, dove 140 bambini vengono sostenuti nell’affrontare le loro fragilità, sono rimasti deserti.

All’inizio la situazione sembrava potesse essere di breve transizione, poi con il passare dei giorni, tutta l’Italia è stata chiusa. Cometa non ha fatto eccezione. Chiuse quindi le attività della Bottega del Gusto, con i suoi catering solidali in giro per l’Italia, chiusa la pasticceria, il ristorante e il bar didattico e, da ultimi, chiusi anche il bar Anagramma a Cernobbio e il negozio For&From in centro a Como, opportunità di impiego e integrazione sociale di quindici ragazzi disabili.

Per i docenti e tutor della Scuola Oliver Twist all’inizio è stato abbastanza semplice riorganizzarsi, fare revisione delle attività ed adattarsi per le lezioni online. E’ cambiato lo strumento, ma la sostanza è rimasta sempre la stessa: il costante sostegno e supporto dei ragazzi attraverso percorsi personalizzati, gruppi di dialogo per massimizzare l’apprendimento e non lasciare nessuno da solo.

Molto più difficile è stata l’organizzazione delle attività per i bambini del centro diurno “Una Casa per Crescere”. Questi sono i nostri piccoli delle elementari, insieme ai più grandini delle medie, con situazioni famigliari difficili, dove i PC o gli smartphone non sono sempre disponibili. Cometa è andata in soccorso dei casi più complessi, fornendo quanto occorreva.

Ed ecco che dopo le prime settimane di didattica e di confronto a distanza, sono iniziati a venir fuori i veri problemi. Che non sono i bambini o i ragazzi, loro non lo sono mai, ma sono le differenze. Le differenze tra chi ha in casa la tecnologia al completo e i genitori che li seguono, che si interessano, e chi invece ha i genitori che non hanno ancora capito bene cosa devono fare, che non sono tecnologici e che, magari non parlano italiano e non riescono a seguire i propri figli.

Noi le conosciamo bene queste situazioni perché le viviamo quotidianamente. È per questo che abbiamo deciso di non fermarci, di continuare a cercare le soluzioni migliori per mantenere un rapporto soprattutto con queste famiglie e i loro bambini, anche se a distanza. Vicini anche se lontani. Accogliendo le nuove difficoltà che emergono e cercando di superarle insieme.

L’accoglienza in Cometa continua, oggi in modo diverso, ma sempre con il valore portante di non lasciare nessuno solo.

A Cometa si scrive il futuro dei nostri bambini e ragazzi, e noi non ci fermiamo. Non ci possiamo fermare. Ora più che mai abbiamo bisogno del tuo aiuto e del tuo supporto. Oggi e anche domani, quando sarà passato questo momento e quando faremo la conta dei danni, che saranno tanti.

Insieme dovremo recuperare tantissime situazioni che la distanza forzata avrà danneggiato, malgrado tutto l’impegno che stiamo mettendo oggi, e contiamo sul tuo supporto.