Abbiamo chiacchierato con due ragazzi che sono venuti a darci una mano, una mattina d’estate. Facevano parte di un gruppo di volontari di McKinsey. Sono Maria Lucia e Giacomo, entrambi lavorano per McKinsey a Milano. Un lavoro impegnativo, dove devi sempre essere al top. Concentrazione, determinazione e un’elevata quantità di stress perché la performance richiesta è elevata. Una giornata in Cometa rappresenta una boccata d’aria fresca, a contatto con un mondo completamente diverso dal loro.

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Maria Lucia perché hai scelto di fare volontariato il sabato mattina e di venire apposta da Milano a trovarci qui in Cometa?

E’ sempre più difficile ritagliarsi momenti da dedicare agli altri e di riflesso anche a me stessa equando Giacomo ci ha parlato del progetto in fieri tra McKinsey e Cometa mi sono subito candidata. Credo che tutti debbano fare attività di volontariato, soprattutto per se stessi Il volontariato dà valore alla vita di una persona.

Come hai vissuto la giornata?

Sono rimasta impressionata dal posto. Ho sempre pensato che la struttura architettonica dovesse rispecchiare la condizione di chi ha bisogno di aiuto, quindi un po’ tutto disordinato e caotico, invece Cometa è bellissima. Cometa accoglie bambini e ragazzi dalle storie più o meno complicato, in un posto bello. Un’altra cosa che mi ha colpito molto è che i bambini che ho incontrato sanno relazionarsi con gli estranei. Non sono timidi, sono molto aperti verso il mondo.

5 parole chiave sulla tua esperienza?

  • Contatto: toccare con mano una realtà diversa da quella che vivo ogni giorno.
  • Accoglienza: si respira ovunque. Anche i bambini sono molto inclusivi e poi tutte le persone ci hanno accolto a braccia aperte.
  • Sviluppo: sono tornata a casa un po’ cresciuta, con una gran voglia di poter dare di più a questo progetto, voler aiutare a dare una mano a questa realtà.
  • Progetto: mi sembra che ci sia un progetto, mi piacerebbe farne parte, sia personalmente che come azienda.
  • Educazione: in senso ampio scolastico, ma anche personale e di vita.

Anche a Giacomo abbiamo proposto gli stessi gli stessi spunti. Perché la scelta di fare volontariato?

Sono cresciuto in una famiglia che mi ha insegnato a capire che quello che abbiamo non è scontato. Con l’impegno nel sociale cerco di restituire qualcosa a persone che non hanno avuto le fortune che ho avuto io e ricordarmi che la situazione non è solo quella che vivo io che è una sorta di bolla. La realtà di tantissime persone è molto diversa da quella che vivo io quotidianamente.

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Che cosa ti sei portato a casa da questa esperienza?

Mi è rimasto impresso il fatto che tutte le persone che fanno parte di Cometa la vivono come missione: costruire qualcosa che possa portare i bambini e i ragazzi verso un futuro più sostenibile. E’ come se venissero portati più in alto con lo scopo di astrarli per fargli capire che la situazione in cui si sono trovati non è colpa loro. Questa è una cosa che è bella: guardare fuori dalla storia in cui ci si è trovati per trovare un’altra strada, con qualcuno che ti guida.

Queste invece le parole chiave di Giacomo:

  • Città: la prima volta che sono venuto mi è sembrata una piccola città. Un villaggio bellissimo, tenuto benissimo. La teoria della finestra rotta è ben trasmessa dal posto.
  • Impegno: di tutte le persone che ci lavorano, dei volontari, degli stessi ragazzi che percepiscono l’opportunità che hanno.
  • La diversità: persone che vivono in Cometa, famiglie di persone agiate che hanno mischiato la loro vita. Diverso anche il tipo di aiuto che ognuno può offrire. La prima volta ho fatto compiti e giocato a calcio con i ragazzi, poi mi sono occupato del bosco con Giuseppe con l’idea che tutto serve a dare una mano.
  • Futuro: i ragazzi riescono a costruirsi un futuro, Hanno un’opportunità.
  • Educazione: sia nell’ambito della formazione che della scuola. Cometa è un posto che “trasuda” impegno. Bisogna prendersi cura, mantenere le relazione e l’apertura verso gli altri.