“Ragazzi ricordatevi: le nostre azioni fanno la differenza. Le nostre azioni sono le uniche in grado di abbattere le barriere fisiche e mentali” e ancora “Sono io che mi assumo la responsabilità di ciò che ho o non ho nella mia vita. Nessuno ci deve nulla e lamentandosi non si ottiene nulla”.

Questi alcuni dei suggerimenti che Andrea Devicenzi, atleta paralimpico di Martignana di Po, ha rivolto agli studenti della Scuola Oliver Twist che ha incontrato stamani, 21 marzo, nell’Aula Magna della Scuola di via Madruzza (a Como).

Andrea Devicenzi ha partecipato al progetto OSO (Ogni Sport Oltre) di Fondazione Vodafone per promuovere lo sport per le persone diversamente abili, e mentre si prepara per il cammino di San Francesco a settembre (500 km da coprire, a piedi, e sulle stampelle, nel giro di 22-25 giorni), l’atleta continua con il suo tour tra le scuole italiane per raccontare ai ragazzi la sua esperienza e spronarli a non abbattersi mai, a trovare sempre il coraggio e la forza di andare avanti e raggiungere sempre nuovi obiettivi. Devicenzi amputato della gamba sinistra a causa di un incidente motociclistico, oggi ha raggiunto brillanti risultati nello sport e nella vita.

“Svegliarsi a 17 anni dopo l’incidente in quel letto d’ospedale con una gamba in meno è stato molto difficile – ha raccontato ai ragazzi di Cometa -, all’inizio apparentemente impossibile. Ho scelto di reagire: se ne era andata una gamba, ma non la voglia di raggiungere quegli obiettivi e quei sogni che avevo nella testa. Uno su tutti: riacquistare nel più breve tempo possibile la mia esistenza di ragazzo, di persona”.

Attraverso la sua testimonianza, fatta di parole, video ed immagini, Devincenzi ha condiviso la propria esperienza per incentivare giovani e adulti a scoprire e sviluppare tutte le potenzialità inespresse per permettere loro di trasformarle nel loro personale talento.

“Il mio successo è questo: non medaglie o coppe ma parlare a voi ragazzi – ha precisato l’atleta paralimpico – perché voi siete la speranza per il futuro: bisogna abbattere il pregiudizio che normalità sia avere 2 gambe; che normalità sia essere uguale agli altri; che normalità sia non avere difetti”.

Grande il coinvolgimento dei ragazzi soprattutto quando Devicenzi ha parlato anche di bullismo tra i più giovani “in questa società tutta dedita all’immagine – ha detto – siamo ossessionati dalla forma e dalla pretesa della perfezione e questo molte volte è alla base dei fenomeni di bullismo anche e soprattutto tra i corridoi di scuola”.

Diverse le domande e le testimonianze degli studenti. Come quella di Davide (nome di fantasia ndr) che ha raccontato del suo incidente al legamento del ginocchio sinistro “sono stato fermo per mesi, subito interventi ma non mi sono lasciato andare. E così giorno dopo giorno, con sacrificio mi sono rialzato in piedi e tornato sul campo”