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Da Brno a Como: sentirsi a casa propria quando ad accoglierti sono le famiglie di Cometa

“Per queste settimane sono la tua mamma, sono qui per ogni tua esigenza e bisogno, ma ci sono anche regole da rispettare”. La  meravigliosa esperienza dei ragazzi della Repubblica Ceca venuti a Como per fare tirocinio in varie strutture ricettive e della ristorazione, tra cui il Bar didattico di Cometa, e ospitati da 4 famiglie di Cometa.

Lasciare famiglie e amici (anche se per un periodo limitato), conoscere coetanei di un altro Paese, vivere esperienze indimenticabili. Tutto questo è il gemellaggio tra scuole: occasione di scambio e di comunicazione tra culture diverse. Ma soprattutto è anche esperienza: di accoglienza e condivisione. Quella che hanno provato sulla “propria pelle” i 12 giovani studenti della scuola professionale Alberghiera di Brno (Repubblica Ceca) che (in due gruppi da 6) sono venuti in “viaggio studio” in Italia e a cui Cometa ha aperto le porte di casa propria…nel vero senso della parola.

Per la precisione i ragazzi (tra i 16 e i 18 anni) per due settimane hanno avuto la possibilità di fare tirocinio professionale (ambito bar/ristorazione) presso il Bar didattico di Cometa; lo spazio Anagramma di Cernobbio; Villa Flori di Cernobbio; lo Sheraton Hotel di Como e il ristorante La Vita è bella di Como.

Un’esperienza professionale importante ma non solo. Già perché la particolarità del loro viaggio è stata l’accoglienza presso 4 famiglie di Cometa: Maggi, Ayala, Garbagnati e Cavadini hanno aperto le porte di casa propria a questi ragazzi facendoli sentire subito a casa loro. E non poteva essere altrimenti, trattandosi di Cometa. Sentirsi accolti e ben accetti.

Abbiamo detto subito di si quando ci è stato proposto di ospitare Masha (una dei ragazzi ndr) – racconta Francesca, moglie di Pietro Garbagnati – : è stato splendido. A casa ogni sera era una gran baraonda, allegria allo stato puro…tra i nostri 3 figli, lei e nuovi equilibri subito da reimpostare. Ma la convivenza e l’integrazione sono state immediate, complice probabilmente anche la vicinanza di età dei nostri figli con Masha”.  Francesca fin dall’inizio si è presentata a Masha in modo chiaro “per queste settimane sono la tua mamma, sono qui per ogni esigenza e bisogno, ma ci sono anche regole da rispettare”.

Ma non c’è stato bisogno di nessun “intervento” genitoriale. “E’ filato tutto liscio: si parlava solo in inglese e anche i più piccoli si cimentavano in un inglese più o meno maccheronico: la sera quando ci si ritrovava a tavola, ognuno raccontava la propria giornata. Un’esperienza formativa anche per noi adulti: ti aiuta a prendere consapevolezza che la società è sempre più globale e internazionale e soprattutto, qualora ce ne fosse bisogno, che non c’è da avere paura dell’altro, dello straniero”.

Insomma un’esperienza da promuovere a pieni voti sia per i ragazzi della Repubblica Ceca sia per le nostre famiglie che hanno così arricchito il proprio bagaglio di emozioni. Del resto anche così si scoprono i valori comuni del vivere in società nel benessere emotivo e affettivo, anche se sono diverse le manifestazioni comportamentali dovute ai differenti schemi culturali. E non a caso, lo scrittore francese Daniel Pennac, a proposito dell’Erasmus dice ”Sogno un Erasmus generalizzato per tutti, che dovrebbe cominciare non dall’università ma dalla prima infanzia perché tutti abbiano bisogno di tutti, in una catena virtuosa di gemellaggi